NEUROSCIENZE: 10 CANZONI IN GRADO DI RIDURRE L’ANSIA DEL 65%

26 gennaio 2017

Un interessante studio di neuroscienze su 10 brani in grado di ridurre l'ansia. Uno di questi brani (Weightless) sembra più efficace degli altri perchè...  

Un approfondimento interessante sulla voce in musicoterapia

19 dicembre 2016

        Un numero monografico di Musica &Terapia sulla voce e il suo uso in musicoterapia.

La musica rock e l'istinto animale

31 ottobre 2013

Detail-chitarra

Un interessante articolo di Sandro Iannacone apparso su galileonet.it Le corde della chitarra vibrano e un brivido scende lungo lacolonna vertebrale: è la sensazione che si prova ascoltando i pezzi distortie “cattivi” della musica rock. Basti pensare, ad esempio, alla versione graffiante e psichedelica dell'inno americano, The Star-Spangled Banner, eseguita da Jimi Hendrix durante il concerto di Woodstock, oppure ai suoni strazianti e disperati delle chitarre dei Velvet Underground. Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università della California - Los Angeles (Ucla) il segreto dell'impatto emotivo così forte che questa musica ha sugli ascoltatori va cercato nella somiglianza tra i suoni distorti e dissonanti, tipici del rock, e i versi emessi dagli animali in situazioni di pericolo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Biology Letters.

Per comprendere meglio l'effetto di questo tipo di suoni, Daniel Blumstein, coordinatore dello studio e direttore del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica ed Ecologia dell'Ucla, ha chiesto la collaborazione di Peter Kaye, un compositore di musiche per cinema etelevisione di Santa Monica, e Greg Bryant, esperto in comunicazioni sociali e biologia evolutiva, oltre che musicista e ingegnere del suono. Usando dei sintetizzatori, i due musicisti hanno composto una serie di musiche originali di diverse tipologie, ciascuna della durata di 10 secondi: "Volevamo vedere se fosse possibile sopprimere o aumentare le emozioni dell'ascoltatore in base alle caratteristiche della musica", spiega Blumstein. In particolare, i due hanno un pezzo "neutro", definito da Bryant "musica da ascensore", e un motivo con forti distorsioni e picchi, proprio come nell'esibizione di Hendrix del 1969. I ricercatori hanno quindi chiesto a un gruppo di studenti di ascoltare le musiche composte da Kaye e Bryant ed esprimere una valutazione basandosi sul tipo di emozione provata: è risultato che i pezzi distorti evocano sensazioni soprattutto negative (ad esempio paura o tristezza) assai più di quelli neutri. Comparando le relative onde sonore, i ricercatori hanno individuato alcune analogie tra distorsioni rock e versi animali: questi ultimi, in situazioni di pericolo, tendono a immettere rapidamente nei polmoni una grande quantità di aria, che ne modifica il timbro della voce. “La musica con caratteristiche simili ai versi degli animali impauriti”, commenta Blumstein “cattura subito l'attenzione dell'orecchio umano ed è incredibilmente potente dal punto di vista emozionale”. “L'esperimento - continua Bryant - aiuta a spiegare perché le distorsioni del rock eccitano le persone: tirano fuori l'animale che è in ognuno di noi”. L'effetto è diverso, invece, se la musica è accoppiata a immagini non evocative. In un secondo esperimento, infatti, i ricercatori hanno abbinato i suoni a video raffiguranti scene comuni (persone che camminano o sorseggiano una tazza di caffè): quando hanno ascoltato le musiche in sottofondo ai filmati, gli studenti non hanno trovato particolarmente eccitanti i pezzi, anche se nel complesso hanno avvertito sensazioni più negative rispetto all'esperimento precedente: "Il video elimina l'eccitazione dovuta alla dissonanza musicale, ma non la componente emozionale", dice Bryant. Ora, i ricercatori vogliono studiare quali sono gli effetti fisiologici provocati dalla musica sull'ascoltatore, alla ricerca di altre analogie con il mondo animale: "Negli animali, le situazioni di pericolo e le richieste di aiuto aumentano battiti cardiaci e sudorazione", conclude Blumstein. "Vogliamo capire se, quando si ascolta un determinato tipo di musica, accade la stessa cosa nell'essere umano". Riferimenti: Biology Letters Credit immagine a The James Kendall / Flickr

Una settimana di musicoterapia

22 aprile 2013

Forse non tutti sanno che dal 20 al 26 maggio a Padova accade un evento straordinario: per la prima volta in Italia il Congresso della Confiam è anticipato da quattro giorni di seminari esperienziali. Lunedì 20 maggio Psicofonia con Elisa Benassi, la mattina di martedì 21 Enrico Ceccato con il protocollo STAM nella riabilitazione neuropsicologica della schizofrenia, sempre martedì 21 nel pomeriggio Antonella Nicoletti presenta il nuovissimo "Metodo  T.i.m.e." per un potenziamento fono-ritmico-gestuale applicabile nelle difficoltà di apprendimento, mercoledì 22 il sottoscritto Paolo Caneva conduce un laboratorio sulla composizione facilitata di canzoni come tecnica di musicoterapia, e giovedì 23 Andrea Pedrotti e Daniele Pinato guidano un laboratorio di Bodypercussion. Il tutto si concluderà con i tre giorni di congresso. La cosa davvero speciale è che tutte queste iniziative sono comprese nel costo di iscrizione al congresso (90 euro). Tutte le informazioni e i dettagli si possono trovare qui http://www.scuoladimusicoterapia.it/congresso.php  oppure qui http://congrmusicoterapia2013.altervista.org/index.html

 

Contro lo stress cardiovascolare, suonare insieme rilassa il cuore

29 marzo 2013

Nell'ultimo numero della rivista Medical Science Monitor, (Med Sci Monit 2013; 19:139-147) un gruppo di ricercatori arriva a delle conclusioni che possono interessare tutti noi che facciamo musicoterapia "attiva". Quando la ricerca arriva a dimostrare scientificamente quello che l'artista percepisce allora la nostra disciplina cresce. Ecco l'abstrac dello studio:  lo stress psicosociale influisce profondamente sulla funzione cardiovascolare a lungo termine attraverso l’attivazione del sistema nervoso autonomo e della funzione endoteliale e, conseguentemente, anche promuovendo lo sviluppo dell’aterosclerosi. La terapia musicale, che consiste nel suonare strumenti a livello ricreativo (Recreational Music Making o RMM), è una strategia particolare di alleggerimento dello stress che ha un notevole potenziale nel ridurre gli effetti dello stress nei pazienti cardiopatici. 34 soggetti con precedenti episodi ischemici sono stati sottoposti a uno stress acuto e, successivamente, assegnati in maniera random al gruppo di RMM o a un gruppo di controllo la cui terapia era costituita dalla lettura in silenzio per un’ora. I soggetti sono stati sottoposti a prelievo di sangue periferico allo stato basale, dopo lo stress acuto e dopo un’ora di trattamento. Il sangue è stato esaminato con il Gene Chip Human Genome U133 A per verificare l’espressione genica. L’analisi ha identificato 16 pathway regolati in maniera differenziale durante lo stress che influenzano la risposta immune, la mobilità cellulare e la trascrizione genica. Durante il rilassamento 2 di questi pathway mostravano una regolazione differente nel gruppo di controllo, mentre ben 12 pathway venivano regolati in modo differenziale nel gruppo assegnato alla RMM. Solo il 13% dei pathway considerati presentavano infine una diversa attivazione durante lo stress e il rilassamento. Gli Autori hanno concluso che la risposta allo stress e al rilassamento nell’uomo possa essere regolata da diversi pathway molecolari e che il trattamento RMM, sollecitando un ampio numero di geni, possa influenzare in modo più positivo la risposta allo stress. Suggeriscono inoltre che la RMM possa per questo essere considerata una tecnica di rilassamento più valida rispetto alla lettura per il controllo dello stress cardiovascolare. ( da Neuromusic News n. 148 edited by Fondazione Mariani)

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